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19 dicembre 2009

Per molti anni siamo andati a letto presto la sera sicuri di ritrovare, il mattino dopo, le nostre radicate certezze lì dove le avevamo lasciate, sul comodino della Storia.
Poi, una sera dopo l’altra, l’orizzonte si è accorciato. Non in distanza rispetto al punto di osservazione, quanto proprio nella sua estensione: sempre più corto, sempre più ristretto, alla fine è divenuto uno spiraglio sottile, miserrimo.
Quel giorno lì Michail Sergeevič Gorbačëv tornava dalla Crimea, scendendo la scaletta del Tupolev, e si guardava attorno completamente inebetito. Quel giorno lo spiraglio si squarciò, la frana cominciò a muoversi e prese, un po’ alla volta, velocità. Inesorabile.
Con l’uomo che aveva cambiato il mondo, il mondo decise di crollare, avviandosi al suo medioevo liberista. Il secolo breve si accorciava ancora e inghiottiva tutto, come in un buco nero.
“There Is No Alternative” e il vento del pensiero unico e barbaro cominciò a sferzare le coscienze, raggelandole in ghiaccio perenne.
Invece, nessuna glaciazione è perenne e il disgelo fu terribile: il mondo, ormai riempito di merci (merce il lavoro, e si sapeva, merce l’essere umano, merce la natura), non aveva più spazio disponibile. E l’acqua inondò ogni cosa.
Persino la realtà se n’era andata, sostituita dal racconto di qualsiasi cosa, purché pura “trama”. Tutto questo pensiamolo poi alla piccola provincia dell’impero che siamo quaggiù e vedrete attorno a voi quello che vedete già.
Non ci resta che la memoria, ma non quella che conserva. Non ci resta che scoprire la verità.


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